Un’altra ipotesi è che si tratti di una bravata, uno scherzo da ragazzi per dimostrare spavalderia arrampicandosi su un palo a trenta metri da terra per eseguire il lancio.Fatto sta che gli “shoe graffiti”, apparentemente innocui, hanno da anni tormentato le coscienze facendo sorgere dubbi e discussioni. Non solo a Long Beach ma anche a Santa Monica, Venice, West Los Angeles, Inglewood e altri quartieri ancora.
Nessuno però finora sembrava avere preso la faccenda troppo sul serio. Fino a che la città di Long Beach non ha votato, venerdì scorso, una mozione per rimuovere le sneakers indesiderate a spese del comune. Long Beach dichiara guerra alle scarpe appese, ha titolato la gazzetta locale.“Negli ultimi due anni”, racconta il consigliere comunale Dee Andrews, “abbiamo avuto centinaia di segnalazioni, proteste e richieste di aiuto da gente infastidita e preoccupata. Perché qualsiasi cosa vogliano dire, certo non si può dire che queste scarpe appese per aria stiano bene. Certo non aggiungono poesia al paesaggio”.
E nonostante in teoria le varie compagnie dei telefoni o dell’elettricità dovrebbero essere responsabili di mantenere i loro cavi sgombri, proprio come succede per le fronde delle palme cadute che vi rimangono appese a ogni acquazzone, la politica dello scaricabarile funziona anche qui. Devi sapere esattamente di chi siano quei cavi prima di richiedere un intervento, perché nessuno si occuperà dei cavi altrui.Risultato: le scarpe possono rimanere appese anche tre anni di fronte alla finestra della camera da letto del tuo condominio al secondo piano, come è successo a Mario Garcia proprio nel mezzo di Downtown Long Beach. L’idea del comune è stata allora quella di seguire la politica della “broken window”: se un sasso rompe il vetro di una finestra è brutto da vedere ma non grave; se nessuno se ne occupa, presto nel quartiere ci saranno altri vetri rotti e un’immagine generale di degrado. “Si tratta di dare un segnale”, dice ancora Andrews. “Bisogna mostrare di non lasciar correre. È come con i graffiti. Ne cancelliamo un certo numero e ne appaiono subito altri. Non riusciremo mai a impedirli ma possiamo almeno controllarne l’invasione! E se il comune può occuparsi dei graffiti, non vedo perché dovrebbe avere le mani legate dai lacci delle sneakers”.
Fonte Rubriche Tiscali del 08/02/2010
di Gloria Mattioni